La segreteria provinciale di Sondrio di Rifondazione Comunista interviene sul tema dei canoni idrici e delle grandi derivazioni idroelettriche in Valtellina e Valchiavenna, esprimendo sostegno alle posizioni del Comitato Il Grande Idroelettrico. Al centro della nota c’è il rapporto tra il territorio provinciale e le aziende che gestiscono gli impianti, con particolare riferimento ad A2A.
Secondo il partito, nella provincia di Sondrio, a parità di superficie, viene prodotta una quantità di energia elettrica doppia o tripla rispetto a Trentino, Alto Adige, Valle d’Aosta e provincia di Belluno. La situazione sarebbe legata alla presenza di dighe e canali di gronda e allo spostamento delle acque, destinate alla turbinazione, verso bacini diversi da quelli di prelievo. Un sistema che, secondo Rifondazione, consente di concentrare la produzione in un numero limitato di centrali.
Le contestazioni sul territorio
La segreteria provinciale parla di super-sfruttamento delle risorse idriche e sostiene che le conseguenze ricadano sull’ambiente locale. In particolare, l’abbassamento della falda acquifera potrebbe favorire l’inaridimento dei terreni e aumentare la possibilità di franamenti. Nella nota viene inoltre indicato il mancato coinvolgimento delle popolazioni locali nei rapporti con le aziende produttrici, citate come Enel, A2A ed Edf.
Rifondazione critica anche l’orientamento della Regione Lombardia, titolare del demanio idrico, in vista della scadenza delle concessioni. Secondo il partito, l’ente regionale si limiterebbe a rinnovare gli affidamenti attraverso aste che manterrebbero l’attuale modello di sfruttamento, garantendo solo risorse aggiuntive, definite nella nota come limitate, a favore della Provincia e dei Comuni.
La proposta della gestione pubblica
La proposta avanzata è che, alla scadenza delle concessioni, l’ente pubblico assuma in prospettiva la gestione diretta della produzione idroelettrica. In una prima fase, la gestione potrebbe essere affidata a imprese private, ma senza trasformarle in concessionarie. La segreteria ritiene che la provincia abbia bisogno di nuove risorse per investimenti nell’assistenza, nella formazione, nell’istruzione e soprattutto nella manutenzione del territorio.
Nel documento viene richiamato anche il rischio legato all’abbandono delle fasce montane comprese, indicativamente, tra 600-700 e oltre 1.300-1.400 metri. Secondo Rifondazione, la mancata cura di queste aree può aumentare la possibilità di incendi e indebolire ulteriormente la stabilità dei versanti. Per questo viene proposta un’azienda pubblica capace di utilizzare i maggiori introiti dell’idroelettrico per la manutenzione del territorio, anche su terreni privati, considerando gli interventi di sicurezza come opere di pubblico interesse.