A poco più di un anno dalla morte di Emilia Nobili, la vicenda giudiziaria passa alla fase del dibattimento. Mohamed Rebani, 65 anni, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio volontario aggravato della moglie e dovrà comparire davanti alla Corte d’Assise di Sondrio. La prima udienza è stata fissata per il 1° dicembre 2026. Il provvedimento è stato disposto dal gip Fabio Giorgi al termine dell’udienza di martedì 15 settembre.
La donna, che aveva 75 anni, era stata trovata senza vita nella sua abitazione di Poggiridenti nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto 2025. Rebani si trova tuttora in carcere. Il rinvio a giudizio apre il percorso davanti ai giudici della Corte d’Assise, che dovranno valutare nel corso del dibattimento gli elementi raccolti durante le indagini e le accuse contestate all’imputato.
La perizia sulle condizioni psichiche
Il passaggio davanti al giudice è arrivato dopo mesi di accertamenti e dopo la valutazione delle condizioni psichiche di Rebani. La perizia psichiatrica ha stabilito che l’uomo era capace di intendere e di volere e che può affrontare il processo. L’esito dell’accertamento ha consentito al procedimento di proseguire verso il dibattimento, nel quale saranno esaminate le diverse ricostruzioni della vicenda.
Le indagini erano partite dopo che Rebani si era allontanato da Poggiridenti per raggiungere Lecco. Durante un controllo, l’uomo era stato fermato dai carabinieri e aveva riferito ai militari di avere ucciso la moglie. Le sue indicazioni avevano permesso agli investigatori di raggiungere l’abitazione e di recuperare anche il coltello e gli abiti che, secondo quanto ricostruito nell’inchiesta, sarebbero stati abbandonati dopo il delitto.
Le precedenti denunce
Nel procedimento rientra anche il contesto familiare precedente alla morte della donna. Nell’ottobre 2024 Emilia Nobili aveva denunciato il marito per maltrattamenti e lesioni. Rebani era stato sottoposto a una misura di allontanamento e, dopo averla violata, era finito in carcere. In seguito era arrivata una condanna a un anno e sei mesi, con sospensione condizionale della pena.
Dopo il ritorno nella casa di Poggiridenti, mesi più tardi si era verificata la morte della donna. Sarà ora il dibattimento a mettere a confronto gli elementi dell’inchiesta e le ricostruzioni delle parti. La prima udienza davanti alla Corte d’Assise di Sondrio resta fissata per il 1° dicembre 2026.