Bombe d’acqua, siccità e rischio idrogeologico impongono nuove priorità alla programmazione pubblica in provincia di Sondrio. Il sindaco Gian Antonio Pini sollecita un utilizzo più mirato delle risorse del demanio idrico, da destinare a opere strutturali e progetti capaci di rafforzare la sicurezza dell’intero territorio valtellinese.
Il riferimento è anche a quanto accaduto la scorsa estate in Val Grosina, interessata da un improvviso evento meteorologico. I danni, secondo il sindaco, sono stati contenuti e non hanno coinvolto infrastrutture essenziali come l’acquedotto. Un eventuale ripristino avrebbe richiesto risorse molto più consistenti e avrebbe provocato disagi ai proprietari delle seconde case e agli escursionisti. Per altre realtà, osserva Pini, le conseguenze sono state invece più pesanti.
Secondo il primo cittadino, episodi di questo tipo non possono più essere considerati eccezionali. La stessa valutazione riguarda i periodi prolungati di siccità, che stanno diventando una questione strutturale per le amministrazioni pubbliche e per i settori più esposti, a partire dall’agricoltura. L’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi richiede quindi una revisione delle priorità e una pianificazione che superi i confini dei singoli Comuni.
Manutenzione dei corsi d’acqua e bacini di raccolta
La provincia di Sondrio presenta una particolare fragilità dal punto di vista idrogeologico. Negli ultimi anni i Comuni hanno investito nella messa in sicurezza, nel monitoraggio delle aree a maggiore rischio e nella prevenzione. Per Pini, tuttavia, gli interventi realizzati non sono sufficienti ad affrontare uno scenario in evoluzione.
Il sindaco richiama la disponibilità di entrate straordinarie derivanti dal demanio idrico e chiede che siano indirizzate verso opere di interesse sovracomunale. Tra le priorità indica la manutenzione del reticolo idrico minore, composto da corsi d’acqua superficiali e canali, con un duplice obiettivo: contenere gli effetti delle precipitazioni intense e raccogliere l’acqua piovana per renderla disponibile nei periodi di scarsità.
La proposta punta dunque a una gestione integrata della risorsa idrica. La realizzazione di bacini e di altre opere di raccolta, per dimensioni e costi, difficilmente potrebbe essere sostenuta dai singoli enti locali o da una sola Comunità Montana. Una programmazione coordinata a livello provinciale potrebbe invece collegare la prevenzione del dissesto alla necessità di garantire acqua all’agricoltura durante le fasi di maggiore siccità.
Le risorse dell’Aqst per una strategia provinciale
Pini chiede di rivedere anche i criteri di distribuzione delle risorse dell’Accordo quadro di sviluppo territoriale, l’Aqst. A suo giudizio, i finanziamenti dovrebbero concentrarsi sui progetti strategici di area o di provincia, evitando di disperdersi in interventi limitati ai singoli Comuni quando sono in gioco esigenze comuni a tutto il territorio.
Il sindaco collega la gestione dell’acqua alla transizione energetica e ambientale. Tra le ipotesi indica il recupero di cave e discariche dismesse per la realizzazione di impianti da fonti rinnovabili. L’obiettivo, nella sua impostazione, è costruire una strategia di lungo periodo che affronti insieme sicurezza idrogeologica, disponibilità idrica ed energia, riducendo i possibili danni per il territorio, i cittadini e le attività agricole.