Presentazione editoriale

La Chiavennasca, storia e futuro della viticoltura valtellinese

Il volume di Nello Bongiolatti ricostruisce origini, ricerca e sfide climatiche del principale vitigno della provincia

La Chiavennasca, storia e futuro della viticoltura valtellinese

È stato presentato nella Sala Giunta della Provincia di Sondrio il volume di Nello Bongiolatti dedicato alla Chiavennasca e alla viticoltura valtellinese. Il libro, intitolato Valtellina, culla della Chiavennasca e del Vino. Testimonianza di umanità, raccoglie quasi trent’anni di studi, ricerca e attività sul campo svolti dall’autore, per lungo tempo impegnato alla Fondazione Fojanini di Studi Superiori di Sondrio.

Pubblicato da Casa Editrice Stefanoni, il lavoro ha già ottenuto un riconoscimento: il primo premio al concorso letterario GoWine di Alba, giunto alla 25ª edizione. L’opera è rivolta agli addetti ai lavori, ma anche agli appassionati, agli operatori dell’enoturismo e della ristorazione. Bongiolatti ha spiegato di aver scritto il libro con l’obiettivo di trasmettere conoscenze ed esperienza maturate nel corso della propria attività professionale.

Un patrimonio tra storia e genetica

La Chiavennasca è il fulcro del volume. Il vitigno, presente da secoli sui terrazzamenti del versante retico, rappresenta oggi oltre il 90% delle viti nelle aree DOCG. Il libro ne analizza la storia, gli aspetti agronomici, genetici e paesaggistici, insieme alle prospettive di sviluppo della coltivazione.

Gli studi genetici richiamati durante la presentazione hanno confermato la corrispondenza tra Chiavennasca e nebbiolo piemontese, evidenziando anche rapporti di parentela con diverse varietà locali di antica coltivazione. Secondo Bongiolatti, questi elementi assegnano alla Valtellina un ruolo significativo nella storia genetica del nebbiolo e rendono necessario tutelare il patrimonio vegetale del territorio.

In questa prospettiva, è stato ricordato il vigneto-collezione realizzato nel 2010 a Ponchiera dalla Fondazione Fojanini su un terreno della Provincia. L’area misura circa 5.000 metri quadrati e conserva 80 genotipi di Chiavennasca ricavati da altrettante piante secolari. La collezione costituisce una base per la ricerca e per l’individuazione di caratteristiche utili a rendere le viti più resistenti alle malattie e agli stress ambientali.

Le sfide per la viticoltura di montagna

Tra i temi affrontati nel libro c’è il futuro del comparto, chiamato a confrontarsi con temperature più elevate, siccità, nuove malattie e condizioni ambientali più difficili. Tra gli strumenti indicati figurano la selezione clonale, gli incroci con viti selvatiche americane e asiatiche e le tecniche di evoluzione assistita, con l’obiettivo di conservare le caratteristiche della Chiavennasca adattandola ai cambiamenti in corso.

Il presidente della Provincia Davide Menegola ha sottolineato il legame tra vite, paesaggio, terrazzamenti e identità locale. Nel corso dell’incontro è stata richiamata anche una possibile origine dialettale del nome Chiavennasca, collegata all’espressione ciu venasca e all’attitudine a una maggiore produzione di vino. Gianluca Cristini, dirigente del Settore Agricoltura, Ambiente, Caccia e Pesca della Provincia di Sondrio, ha ricordato il peso della viticoltura nella costruzione del paesaggio e nell’economia agricola provinciale.

La superficie coltivata a vite si mantiene intorno ai 750 ettari, mentre la produzione dichiarata oscilla mediamente tra 40 e 45 mila quintali, con variazioni legate alla stagionalità e agli eventi climatici. Il volume è stato realizzato anche in lingua inglese, con la traduzione curata da Elisa Bongiolatti, per favorirne la diffusione tra operatori dell’accoglienza, albergatori e ristoratori. Il libro è disponibile in libreria e il progetto ha ricevuto il patrocinio e il contributo di enti e istituzioni del territorio, tra cui Provincia di Sondrio, Comune di Berbenno di Valtellina, Comunità Montana di Sondrio, Fondazione Fojanini e Banca Popolare di Sondrio, oggi Bper.