La Cgil di Sondrio propone una strategia di lungo periodo per affrontare la carenza di manodopera e le trasformazioni demografiche della provincia. Secondo il sindacato, la difficoltà nel reperire personale non riguarda più soltanto alcuni comparti, ma interessa industria, agricoltura, edilizia, turismo, commercio, pubblico impiego, servizi e assistenza.
La situazione è destinata a diventare più complessa per effetto dell’invecchiamento della popolazione, dei pensionamenti e del ricambio generazionale. Per questo l’organizzazione ha elaborato il documento Una Valtellina che accoglie, lavora e cresce, con l’obiettivo di avviare un confronto tra istituzioni, imprese, sindacati, sistema della formazione e altri soggetti del territorio.
Il ruolo dei lavoratori stranieri
Tra i temi affrontati c’è la crescente presenza di lavoratrici e lavoratori stranieri nei settori produttivi. In provincia vengono assunti ogni anno circa 2.500 operai agricoli stagionali. La loro incidenza è passata dal 37% del 2022 al 48% del 2025 e, sulla base dell’andamento degli ultimi quattro anni, nel 2026 potrebbe avvicinarsi al 60%. Si tratta di una stima, ma il dato viene indicato dalla Cgil come il segnale di una trasformazione ormai strutturale.
Una dinamica analoga riguarda l’edilizia, che nel 2025 ha coinvolto quasi 3.000 lavoratori, circa un migliaio dei quali stranieri. Per il sindacato, la loro presenza non può più essere considerata marginale o temporanea. Da qui la richiesta di politiche dedicate all’accoglienza, alla formazione, alla stabilizzazione e all’accesso ai servizi.
Casa, salari e servizi
La disponibilità e il costo delle abitazioni rappresentano, secondo la Cgil, uno degli ostacoli principali per chi arriva in provincia per lavorare e per i giovani che intendono restare o rientrare in Valtellina. Il sindacato chiede di considerare la casa una componente delle politiche del lavoro e di utilizzare le risorse disponibili per recuperare il patrimonio inutilizzato, pubblico e privato, garantendo condizioni dignitose anche ai lavoratori stagionali.
Nel documento viene richiamata anche la possibilità di ricorrere alle misure previste dal PNRR per il superamento degli insediamenti abusivi e la realizzazione di soluzioni abitative per i lavoratori agricoli. La Cgil invita inoltre a verificare l’accesso alle nuove opportunità finanziarie, compreso quanto previsto dal decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144.
Un altro capitolo riguarda le retribuzioni. Citando dati dell’Ufficio Studi CGIA elaborati sulla base delle informazioni Inps, il sindacato segnala livelli salariali inferiori rispetto alle altre province lombarde. In un territorio dove il costo della vita e l’accesso alla casa possono risultare onerosi, la Cgil chiede il rispetto dei contratti collettivi, salari dignitosi, maggiore sicurezza, formazione e contrasto al lavoro irregolare, allo sfruttamento e al caporalato.
Il calo delle nascite
La questione occupazionale si intreccia con quella demografica. In provincia di Sondrio le nascite sono scese da circa 1.850 nel 1985 a 1.045 nel 2025, con una diminuzione superiore al 40% in quarant’anni. Per sostenere la permanenza e il rientro dei giovani, la Cgil indica la necessità di lavoro qualificato, abitazioni accessibili, servizi per l’infanzia e assistenza, oltre a una migliore conciliazione tra tempi di vita e di lavoro e al superamento del divario di genere.
La proposta è di coinvolgere Provincia, Comuni, Uffici di Piano, Prefettura, associazioni datoriali, organizzazioni sindacali e sistema della formazione in un confronto territoriale. L’obiettivo, precisa il sindacato, non è creare un nuovo organismo burocratico, ma coordinare competenze e responsabilità, definire priorità e verificare nel tempo i risultati. L’orizzonte indicato è di almeno 15 anni, con interventi integrati su occupazione, abitazioni, mobilità, servizi e demografia.