Dati dal versante

Frana di Masoni, potenziata la rete di monitoraggio

Arpa Lombardia seguirà movimenti profondi e superficiali con nuovi strumenti ad alta frequenza.

Frana di Masoni, potenziata la rete di monitoraggio

Sono terminati i lavori di implementazione della rete di monitoraggio della frana di Masoni, in Valmalenco, nel territorio di Torre di Santa Maria, tra le località Ciappanico e Alpe Son. L’area sotto osservazione corrisponde all’accumulo di una grande paleofrana originatasi dalla cima della Rocca Castellaccio, a quota 1.786 metri.

Il fenomeno ha iniziato a muoversi lentamente verso valle nell’estate del 1987, in seguito all’erosione esercitata dal torrente Torreggio. Il movimento ha interessato un volume stimato in circa 2,6 milioni di metri cubi. Le misurazioni raccolte negli ultimi anni indicano che alcune porzioni del versante continuano a spostarsi con una velocità media di circa 6 centimetri all’anno.

Nuove verifiche in profondità

Le analisi condotte dal centro regionale Monitoraggio Frane e Dissesti di Arpa Lombardia, anche attraverso nuove metodologie, hanno evidenziato la necessità di approfondire la conoscenza delle volumetrie ancora interessate dal movimento. I dati disponibili suggeriscono infatti che tali volumi possano essere superiori a quelli individuati nel 1987. Per questo motivo è stato deciso di rafforzare la rete, con l’obiettivo di verificare l’eventuale presenza di deformazioni a profondità maggiori rispetto a quelle controllate finora.

Nel corso dell’ultimo anno è stata realizzata una nuova perforazione profonda 122 metri, completata con l’installazione di un tubo inclinometrico. All’interno del foro sono state collocate quattro sonde inclinometriche biassiali, destinate a rilevare le deformazioni interne del versante.

Una rete con acquisizione continua

Il sistema è stato ulteriormente integrato con un piezometro automatico per la misurazione del livello della falda, due stazioni GNSS per rilevare con elevata precisione gli spostamenti superficiali e un cavo TDR, cioè un dispositivo per il controllo automatizzato delle deformazioni lungo il profilo esaminato. L’intervento è stato progettato dai tecnici dell’Agenzia e si è sviluppato nell’arco di alcuni mesi.

Con il potenziamento, la sensoristica installata sulla frana di Masoni produce oggi circa 500 mila dati all’anno, acquisiti e trasmessi ad Arpa a intervalli compresi tra 30 e 60 minuti. Nei prossimi mesi queste informazioni saranno integrate con quelle ottenute dall’interferometria satellitare, una tecnica di telerilevamento capace di misurare con precisione millimetrica le deformazioni della superficie terrestre.

Il confronto tra gli spostamenti superficiali e quelli profondi consentirà al centro regionale Monitoraggio Frane e Dissesti di affinare gli scenari di possibile evoluzione del fenomeno e di rendere più efficace la mitigazione del rischio associato alla frana di Masoni.