Nel primo semestre del 2026, in provincia di Sondrio le lavoratrici hanno registrato più contratti conclusi che nuove assunzioni. Le comunicazioni obbligatorie indicano infatti 9.486 rapporti terminati e 7.887 nuovi contratti, con un saldo negativo di circa 1.600 unità. Per gli uomini, nello stesso periodo, entrate e uscite risultano sostanzialmente equivalenti.
Il confronto con la Lombardia evidenzia una dinamica diversa: a livello regionale, per le donne le nuove assunzioni superano di oltre 15.600 unità i contratti chiusi. I dati si riferiscono ai rapporti di lavoro e non alle singole persone. Una lavoratrice stagionale che firma più contratti nel corso dell’anno viene conteggiata più volte, un elemento rilevante in un territorio a forte vocazione turistica. Tuttavia, a parità di area e stagionalità, il saldo negativo riguarda soltanto la componente femminile.
Partecipazione e stabilità
Un ulteriore indicatore riguarda la stabilità occupazionale. In provincia di Sondrio, su 100 nuove assunzioni femminili, circa 8 contratti si sono trasformati in rapporti a tempo indeterminato, contro i 9 della media lombarda. Il quadro è stato discusso giovedì 24 settembre durante il tavolo tematico dedicato a scuola, formazione e mercato del lavoro, uno dei gruppi nati dagli Stati Generali della Montagna, promossi dalla Provincia di Sondrio con SEV lo scorso 25 novembre.
Al centro del confronto è stata posta innanzitutto la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. La professoressa Federica Origo, dell’Università di Bergamo, ha richiamato i dati Istat sulla Rilevazione sulle forze di lavoro, che misura occupati, persone in cerca di impiego e inattivi. Nel 2025, la quota di donne che in provincia di Sondrio non lavorano e non cercano un impiego ha raggiunto il 41,8%, il valore più alto tra le province lombarde, contro il 35,6% regionale. Per gli uomini, i tassi di inattività sono invece del 22,4% in provincia e del 21,2% in Lombardia.
Servizi, competenze e attrattività
Favorire l’ingresso e la permanenza delle donne nel lavoro richiede servizi capaci di sostenere la conciliazione tra famiglia e occupazione, oltre a interventi contro le discriminazioni. Tra le segnalazioni raccolte dalla Consigliera provinciale di Parità Cristina Bordoni, in carica da aprile, figurano disparità di trattamento, mancata tutela della maternità e molestie.
Il secondo tema affrontato dal tavolo è l’attrattività del territorio. Per contrastare il calo della popolazione, l’obiettivo indicato è trattenere i giovani e richiamare da fuori provincia lavoratori qualificati, puntando sulle competenze, sulla qualità dell’occupazione e sull’innovazione. La formazione rappresenta il terzo fronte. I Patti territoriali per il turismo hanno formato chef, receptionist, camerieri e direttori d’albergo, mostrando l’utilità della collaborazione tra enti formativi e imprese.
Le stesse esperienze hanno però evidenziato alcune criticità: il carattere stagionale di molte attività, la difficoltà nel reperire candidati e lo scarso richiamo di alcune professioni. Formare le persone, è stato sottolineato, non basta se le opportunità offerte non riescono a trattenerle. Sul versante dell’inclusione, la Provincia ha pubblicato un avviso per finanziare progetti realizzati insieme da enti pubblici, terzo settore e imprese, con l’obiettivo di favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità.
La conclusione condivisa è che nessuno degli obiettivi può essere raggiunto da un solo soggetto. Il tavolo proseguirà quindi il lavoro in rete tra istituzioni, scuola, enti di formazione e imprese.