Il piano di soppressione dei passaggi a livello lungo le direttrici SS 36 e SS 38 in provincia di Sondrio viene sottoposto a una lettura critica in un report realizzato dal lettore Mauro Di Nardo e condiviso con la redazione. Il documento mette in discussione l’idea che la sostituzione dei passaggi a livello con cavalcavia, sottopassi e varianti produca automaticamente un miglioramento della sicurezza stradale.
La campagna, promossa da RFI e dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha come obiettivi dichiarati l’aumento della sicurezza e una maggiore fluidità degli spostamenti. Secondo l’analisi, però, la chiusura dei collegamenti ferroviari a raso modificherebbe la mobilità locale, obbligando il traffico leggero e pesante a utilizzare percorsi alternativi più lunghi. Il report sostiene che questo spostamento potrebbe aumentare l’esposizione ai rischi sulle strade ordinarie, oltre a incidere sui tempi di percorrenza e sulla congestione.
I dati utilizzati nel report
Lo studio prende in esame circa 96 chilometri di asse viario e ferroviario parallelo, nelle tratte Colico-Chiavenna per la SS 36 e Colico-Tirano per la SS 38, e individua circa 66 passaggi a livello. I dati sui flussi di traffico sono attribuiti ai censimenti ANAS: a Novate Mezzola vengono indicati oltre 10.600 veicoli al giorno sulla SS 36, mentre a Castione Andevenno il traffico sulla SS 38 supererebbe i 20.600 veicoli quotidiani.
Per l’incidentalità stradale, il documento utilizza i report ACI relativi al triennio 2017-2019, secondo i quali sulle tratte analizzate si sarebbero registrate 1.968 vittime complessive, indicate nel testo come morti e feriti, su circa 199 chilometri di rete. Applicando il tasso medio ai percorsi aggiuntivi ipotizzati, il report stima tra 33 e 66 chilometri di deviazioni complessive, calcolate sulla base di un allungamento compreso tra 0,5 e 1 chilometro per ciascun passaggio a livello.
Le criticità evidenziate
Nel primo scenario, quello relativo a 33 chilometri di deviazioni, l’analisi calcola circa 108,9 vittime annue sulla nuova viabilità; nello scenario da 66 chilometri la stima sale a 217,8. Il rischio storico associato ai 66 passaggi a livello viene invece proiettato in circa 0,066 vittime all’anno sulla base di statistiche nazionali attribuite ad ANSFISA. Da questo confronto il report ricava un fattore di moltiplicazione compreso tra 1.650 e 3.300 volte. Si tratta di proiezioni costruite su ipotesi di percorrenza e sull’applicazione di medie statistiche, la cui lettura viene proposta dall’autore come elemento di discussione nel confronto pubblico.
Tra gli effetti collaterali indicati figurano l’aumento dei tempi di viaggio, le code e le emissioni legate ai chilometri aggiuntivi. Il documento richiama inoltre possibili ripercussioni sui mezzi di soccorso, che potrebbero incontrare percorsi più lunghi e rallentamenti, e segnala il rischio di nuove barriere architettoniche in corrispondenza di sottopassi e collegamenti alternativi. Un ulteriore punto riguarda la vulnerabilità idrogeologica di alcune aree, dove la realizzazione di sottopassi potrebbe esporre infrastrutture e utenti agli effetti di allagamenti o altri eventi estremi.
La conclusione del report è fortemente critica nei confronti della motivazione ufficiale del progetto. Secondo Di Nardo, se le stime fossero confermate, la soppressione dei passaggi a livello non ridurrebbe il rischio complessivo, ma lo trasferirebbe sulla rete stradale ordinaria, con conseguenze sulla mobilità, sull’ambiente e sulla tempestività dei soccorsi. Il testo sostiene quindi la necessità di riesaminare il piano alla luce dei dati disponibili e degli effetti sul territorio valtellinese.