Il Comitato nazionale del Grande idroelettrico contesta le conclusioni presentate da A2A nell’undicesima edizione del Bilancio di sostenibilità territoriale dedicato a Valtellina e Valchiavenna. La società ha indicato in 78 milioni di euro il valore complessivo generato sul territorio, ma secondo il Comitato il rapporto tra risorse prodotte e ricadute locali sarebbe squilibrato a favore dell’azienda.
Nel documento diffuso da A2A sono compresi 55 milioni di euro di canoni di concessione, 12 milioni destinati alla forza lavoro e 15,4 milioni di investimenti, questi ultimi in crescita del 31% rispetto al 2024. La società segnala inoltre una produzione di 2.760 GWh di energia rinnovabile e il mancato rilascio in atmosfera di 1,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica.
La stima sul valore della produzione
Il Comitato giudica però insufficienti le ricadute indicate nel bilancio. Nella nota, l’organizzazione sostiene che il valore della produzione possa essere stimato in oltre 500 milioni di euro, prendendo come riferimento un prezzo medio prudenziale vicino ai 200 euro per megawattora. Il calcolo parte dalla produzione dichiarata per il 2025 e considera, viene precisato, valori di vendita dell’energia idroelettrica superiori alla media annuale del Pun, indicato in 116 euro per megawattora.
Su questa base, i 78 milioni indicati da A2A, comprensivi di canoni, investimenti e costi del personale, rappresenterebbero poco più del 15% del fatturato stimato. Il Comitato sottolinea inoltre che i canoni aggiuntivi, a suo giudizio, non sarebbero stati versati per una scelta spontanea di mutualità, ma al termine di una lunga vertenza legale arrivata in Cassazione.
Occupazione e condizioni degli impianti
Un altro punto sollevato riguarda il lavoro. Secondo il Comitato, dagli anni Novanta, dopo l’automazione dei processi produttivi e l’introduzione di telecomando e telecontrollo, nelle centrali A2A sarebbero stati persi oltre 400 posti. Applicando un costo medio annuo di 50 mila euro per addetto, l’organizzazione quantifica in circa 20 milioni di euro il risparmio per l’azienda, considerato però un danno per i lavoratori e per l’economia locale.
La nota critica anche l’entità degli investimenti, ritenuta non adeguata rispetto all’età degli impianti, che avrebbero mediamente 60 o 70 anni. Il Comitato chiede che gli incontri di presentazione dei bilanci diventino occasioni di confronto con tutti gli stakeholder, compresi i soggetti portatori di posizioni diverse da quella aziendale. Nella stessa nota viene espressa disapprovazione per il mancato intervento dell’assessore presente all’incontro sui temi sollevati.
Infine, l’organizzazione annuncia che seguirà l’esperimento avviato a Cancano con un robot subacqueo destinato alla gestione dei sedimenti. Il Comitato considera l’iniziativa ancora limitata e ritiene che i sedimenti debbano essere rimossi, non semplicemente spostati. Resta comunque l’attesa di verificare sul campo l’efficacia della soluzione, anche in bacini e traverse caratterizzati da una maggiore presenza di materiale solido.