“Frequentare la montagna significa assumersi una responsabilità verso se stessi, verso gli altri e verso l’ambiente”. Questo è il messaggio lanciato dal Club Alpino Italiano (CAI) e dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), che hanno voluto fare chiarezza su un tema spesso dibattuto: i costi del soccorso in montagna e le responsabilità di chi frequenta l’ambiente alpino.
La necessità di chiarimenti è emersa dopo due recenti episodi di cronaca. Il primo ha visto un alpinista bloccato durante la notte sulla Cima Ovest delle Tre Cime di Lavaredo, recuperato illeso dall’elisoccorso dopo aver incontrato difficoltà lungo la via normale. Il secondo episodio ha coinvolto cinque escursionisti sorpresi da un violento temporale sul Gran Sasso, che, dopo aver chiamato il 112, si sono spostati in una zona senza copertura telefonica, complicando le operazioni di ricerca. Raggiunti dai tecnici del Soccorso Alpino, sono stati trovati in buone condizioni e hanno rifiutato l’accompagnamento a valle.
La sicurezza in montagna
Secondo CAI e CNSAS, questi episodi dimostrano come la sicurezza inizi molto prima della partenza. Pianificare un’escursione significa valutare il percorso, le condizioni meteorologiche, la preparazione propria e del gruppo e prevedere sempre un margine di sicurezza. “Da oltre 160 anni il Club Alpino Italiano è impegnato nella realizzazione di progetti di educazione, formazione e accompagnamento alla frequentazione consapevole della montagna”, ha dichiarato il presidente generale del CAI, Antonio Montani. La tessera CAI non è solo un segno di appartenenza, ma offre accesso a competenze, corsi e attività che promuovono la cultura della prevenzione.
Il Club Alpino ricorda anche che l’iscrizione comprende specifiche coperture assicurative, tra cui quella dedicata al soccorso in ambiente montano, che può prevedere il rimborso delle spese sostenute dal socio nei casi e nei limiti previsti dalle polizze.
Quando chiamare il 112
CAI e Soccorso Alpino ribadiscono che, in caso di reale difficoltà o pericolo, non bisogna esitare a chiamare il Numero Unico di Emergenza 112. La richiesta di aiuto deve essere tempestiva, chiara e dettagliata. Dopo aver attivato i soccorsi, è fondamentale restare reperibili, non spostarsi se non su indicazione degli operatori, comunicare con precisione la propria posizione e seguire le istruzioni ricevute. Tra gli strumenti consigliati c’è anche l’app GeoResQ, che consente di inviare una richiesta di soccorso geolocalizzata e di registrare la traccia dell’escursione, facilitando le operazioni di ricerca.
Uno dei punti centrali del documento riguarda le spese per gli interventi. “Il tema dei costi degli interventi di soccorso richiede chiarezza. Il Soccorso Alpino e Speleologico non chiede pagamenti alle persone soccorse e non stabilisce eventuali addebiti”, ha spiegato il presidente nazionale del CNSAS, Maurizio Dellantonio. Eventuali forme di compartecipazione alla spesa, previste in alcuni territori e in casi specifici, sono disciplinate dalle normative regionali o provinciali e vengono valutate dalle Aziende sanitarie competenti. Questo aspetto non deve mai generare esitazione nella richiesta di aiuto.
Il presidente del CNSAS ha richiamato anche al senso di responsabilità: “La possibilità che un intervento venga valutato come non giustificato, o riconducibile a comportamenti imprudenti, richiama tutti a un principio di responsabilità: la montagna va frequentata con preparazione, rispetto dei propri limiti e attenzione verso chi è chiamato a intervenire”.