Quadro idrico

Siccità in Lombardia: nessuno stato d’emergenza per ora

Deficit del 50,8% e livello massimo nel distretto del Po; esclusi, al momento, provvedimenti straordinari

Siccità in Lombardia: nessuno stato d’emergenza per ora

La siccità in Lombardia resta una situazione critica, ma non ci sono, al momento, le condizioni tecniche e normative per dichiarare lo stato di crisi o di emergenza. È quanto comunicano gli assessori regionali all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi, e agli Enti locali, Montagna, Risorse energetiche e Utilizzo della risorsa idrica, Massimo Sertori.

La Regione sta seguendo l’andamento delle condizioni meteo-climatiche e la disponibilità d’acqua sul territorio. I dati raccolti nel corso del 2026 indicano una carenza che richiede monitoraggio continuo e una gestione attenta, ma non evidenziano una compromissione tale da rendere insufficienti gli strumenti ordinari. Secondo gli assessori, non si registra inoltre un’interruzione generalizzata degli usi civili, agricoli o produttivi.

Il deficit idrico

Durante la riunione del Tavolo regionale per l’utilizzo in agricoltura della risorsa idrica, svolta il 29 luglio, è stato rilevato un deficit regionale del 50,8% rispetto alla media storica. Nello stesso periodo, l’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici del Distretto del Fiume Po ha classificato il quadro complessivo come di Severità Idrica Alta, il livello più elevato previsto dal sistema nazionale di monitoraggio.

La classificazione, spiegano Beduschi e Sertori, non comporta automaticamente la dichiarazione dello stato di emergenza. Il Codice della Protezione Civile prevede questo strumento per situazioni di intensità ed estensione tali da non poter essere affrontate con le procedure ordinarie e da richiedere interventi straordinari o poteri derogatori. La normativa consente anche una dichiarazione preventiva, ma solo quando le analisi delle autorità competenti indicano un’evoluzione verso uno scenario emergenziale.

Le conseguenze per l’agricoltura

Le temperature elevate e le precipitazioni limitate stanno producendo effetti diversi nelle varie aree della regione, con criticità localizzate. Per ora, tuttavia, non viene rilevato un quadro di danni diffusi e irreversibili alle principali filiere, tale da configurare una crisi produttiva generalizzata. Le colture cerealicole, risicole e foraggere, insieme al comparto zootecnico, presentano condizioni differenti in base ai territori e alle esigenze d’acqua.

Una particolare attenzione è rivolta al comparto risicolo del Pavese e della Lomellina, che dipende dalle derivazioni alimentate dal Lago Maggiore e dal sistema del Ticino. La disponibilità residua nei sistemi irrigui e la gestione condivisa della risorsa hanno finora contribuito a contenere gli effetti sulle coltivazioni più idroesigenti, ma l’evoluzione delle prossime settimane sarà determinante.

Per le aziende agricole che abbiano subito danni effettivi o perdite produttive restano disponibili gli strumenti ordinari di gestione del rischio previsti dalla normativa nazionale ed europea. Tra questi figurano il fondo mutualistico nazionale AgriCat, dedicato alle imprese agricole percettrici di pagamenti diretti della Politica agricola comune, e il Fondo di Solidarietà Nazionale previsto dal decreto legislativo 102 del 2004.

Il Tavolo regionale per l’utilizzo agricolo dell’acqua è operativo dalla fine di marzo. Il monitoraggio viene svolto insieme ad ARPA Lombardia, consorzi di bonifica, autorità di bacino, enti gestori e organizzazioni agricole. L’obiettivo è garantire l’acqua per gli usi prioritari, prevenire un aggravamento delle criticità e adottare ulteriori provvedimenti se l’evoluzione meteorologica e idrologica lo renderà necessario.