Alpeggi alpini

Il Parco recupera le pozze d’acqua contro la siccità

Due terzi dei fondi regionali finanzieranno il ripristino di bacini oggi interrati.

Il Parco recupera le pozze d’acqua contro la siccità

La siccità sta creando difficoltà anche alle alte quote della Valtellina. Per affrontare la carenza d’acqua durante i mesi estivi, il Parco delle Orobie Valtellinesi intende destinare circa due terzi dei contributi regionali annuali per le manutenzioni straordinarie al recupero delle pozze d’abbeverata e dei piccoli stagni presenti negli alpeggi.

Le risorse disponibili ammontano complessivamente a circa 200 mila euro. I fondi dovrebbero essere utilizzati per interventi capaci di raccogliere e conservare l’acqua piovana in quota, garantendo una maggiore disponibilità per il bestiame e per la fauna selvatica. L’obiettivo è intervenire già prima della prossima stagione estiva su alcune pozze oggi interrate.

Precipitazioni irregolari e nuove necessità

Sul versante orobico valtellinese la disponibilità idrica non aveva rappresentato, fino a pochi anni fa, una criticità rilevante. Negli ultimi tempi, invece, i mesi estivi sono stati caratterizzati da precipitazioni più irregolari, con lunghi periodi asciutti alternati a temporali improvvisi e intensi. Un andamento che ha reso necessario ripensare la gestione dell’acqua negli alpeggi.

Il presidente del Parco, Marco Ioli, ha spiegato che l’ente chiederà a Regione Lombardia di destinare i contributi al recupero delle pozze e, più in generale, alla gestione della risorsa idrica in quota. Secondo Ioli, la situazione deve essere considerata una condizione ormai ordinaria, da affrontare con interventi strutturali a sostegno degli alpeggiatori e della biodiversità.

La mancanza d’acqua può costringere gli allevatori a riportare anticipatamente il bestiame nel fondovalle, interrompendo la stagione d’alpeggio. Le pozze presenti sui pascoli non sono però importanti soltanto per gli animali domestici: rappresentano anche punti di riferimento per numerose specie selvatiche e contribuiscono all’equilibrio dell’ecosistema alpino.

Coinvolti Comuni e operatori degli alpeggi

Il Parco ha già contattato i Comuni proprietari di molti alpeggi attivi durante l’estate. Nel confronto sono stati coinvolti anche caricatori e produttori, con l’obiettivo di individuare le principali esigenze e definire gli interventi prioritari.

Parallelamente, gli uffici dell’ente stanno valutando l’importanza delle diverse pozze e degli stagni dal punto di vista faunistico. La selezione terrà conto del loro valore per la biodiversità e della funzione svolta nel garantire acqua alle specie che vivono in quota.

Gli effetti della siccità riguardano infatti anche la fauna selvatica. Tra gli animali più esposti ci sono gli stambecchi: secondo le segnalazioni dei faunisti, la carenza d’acqua può incidere sulla mortalità dei giovani, perché le madri ne risentono e possono avere maggiori difficoltà nell’allattamento.

Il recupero delle pozze d’abbeverata viene quindi indicato dal Parco come una misura per sostenere le attività agricole e aumentare la capacità del territorio di affrontare periodi asciutti più frequenti. La gestione programmata dell’acqua dovrà accompagnare il ripristino dei bacini, così da tutelare sia gli allevamenti sia gli equilibri naturali delle Orobie.