Il progetto per riprendere le indagini sul giacimento di uranio della Val Vedello, nel territorio comunale di Piateda, riporta l’attenzione sul futuro di una porzione delle Orobie Valtellinesi. La prospettiva di nuove esplorazioni ha già suscitato preoccupazioni tra amministratori, tecnici e residenti. L’associazione SiAmo Piateda ha promosso una raccolta firme sulla piattaforma Change.org per chiedere lo stop alle attività di ricerca.
L’area interessata si trova all’interno del Parco Regionale delle Orobie Valtellinesi. La richiesta di autorizzazione è stata presentata da Futuro Energetico Italiano Srl, società italiana riconducibile a Reveille Resources PLC, realtà britannica controllata dalla canadese Zenith Energy Ltd. Secondo quanto riferito da un articolo pubblicato sul sito della Radiotelevisione svizzera, ulteriore attenzione sul progetto sarebbe stata richiamata dalla nomina di Mike Pompeo, già direttore della CIA e segretario di Stato durante la prima amministrazione Trump, alla presidenza non esecutiva di Reveille Resources.
Le indagini tra passato e nuove autorizzazioni
La storia delle ricerche nella zona risale agli anni Settanta. Tra il 1975 e il 1983, Agip condusse una campagna di indagini per individuare depositi di ossido di uranio. A oltre 2.000 metri di quota sono ancora visibili le tracce di quelle attività, che interessarono un sistema di gallerie esteso complessivamente per circa undici chilometri.
Le valutazioni effettuate all’epoca stimavano la presenza di circa 6.000 tonnellate di materiale, una quantità inferiore alla metà del fabbisogno annuo europeo. Le ricerche non furono però portate a termine. Ora la società proponente ha chiesto nuovi approfondimenti e Regione Lombardia ha avviato la procedura di valutazione di impatto ambientale.
Il programma prevede 150 carotaggi in tre anni, da realizzare nelle gallerie già esistenti. In questa fase si parla esclusivamente di attività esplorative: un’eventuale estrazione richiederebbe ulteriori autorizzazioni e, secondo le informazioni disponibili, non è stata ancora concessa.
Viabilità, acqua e sicurezza
Tra le principali criticità segnalate c’è la viabilità necessaria per raggiungere il sito. Per consentire il passaggio dei mezzi sarebbe necessario intervenire sul tracciato della vecchia strada di montagna, oggi in gran parte ridotto a sentiero. I tecnici dell’Università di Torino incaricati dal Comune hanno evidenziato problemi soprattutto nel tratto conclusivo.
Daniele Martinelli, docente del Politecnico di Torino, ha richiamato l’attenzione sugli ultimi 3,8 chilometri, caratterizzati da criticità geologiche che, a suo giudizio, dovranno essere approfondite. Vincenzo Andrea Riggio, anch’egli docente del Politecnico di Torino, ha invece sottolineato il valore naturalistico dell’area, citando la presenza di specie animali di particolare interesse e di diverse famiglie di pipistrelli che frequentano le cavità della zona da circa quarant’anni.
Il sindaco di Piateda, Simone Luca Marchesini, ha spiegato che l’amministrazione sta predisponendo osservazioni da sottoporre al Ministero, con l’obiettivo di ottenere maggiori garanzie sulle modalità delle attività. Martina Simonini, già sindaca di Piateda, ha espresso preoccupazione anche per i dati sull’incidenza dei tumori renali nel territorio, indicata nell’1,40. La stessa Simonini ha precisato che il dato non dimostra automaticamente un rapporto di causa-effetto con le attività minerarie, ma ha chiesto uno studio epidemiologico per verificare eventuali collegamenti.
Un altro tema riguarda le risorse idriche. Il territorio è alimentato dalle acque provenienti dall’area montana e gli amministratori temono possibili rischi di contaminazione. Giordano Caprari, sindaco di Faedo Valtellino, ha riferito le preoccupazioni manifestate dalla popolazione sulla tutela delle acque.
Il progetto si inserisce in un contesto internazionale nel quale l’interesse per l’uranio è tornato a crescere. Il confronto resta però concentrato sulle condizioni di sicurezza delle indagini, sulla protezione dell’ambiente e delle risorse idriche e sulle ricadute per il territorio. SiAmo Piateda invita cittadini e interessati a sostenere la petizione online contro le esplorazioni; sul sito dell’associazione sono disponibili anche informazioni e una sezione di domande e risposte.