Ci sono famiglie che ogni giorno organizzano una complessa rete di assistenza per garantire a un parente disabile la permanenza nella propria abitazione. È il caso della lettrice che ha scelto di raccontare la propria esperienza attraverso una lettera di sconforto, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla difficoltà di chi si prende cura di una persona fragile senza poter contare su un sostegno adeguato.
La donna spiega che la madre è invalida al 100% con gravità e non può essere lasciata sola. Per evitarle il trasferimento in una RSA, soluzione che la famiglia considera dolorosa e comunque economicamente insostenibile, i parenti hanno organizzato una presenza continua nella sua casa. Una staffetta quotidiana che, secondo quanto raccontato, va avanti senza interruzioni dal settembre 2023.
Una presenza organizzata per tutta la giornata
La lettrice lavora in ospedale dalle 6.30 alle 14. Durante la mattina è la cognata ad assistere l’anziana, mentre alle 11 subentra il marito. L’uomo è in pensione, ma continua a lavorare nelle vigne perché, riferisce la donna, il reddito disponibile non sarebbe sufficiente a sostenere le spese familiari. Nel pomeriggio, al termine del proprio turno, è la stessa figlia a tornare dalla madre e a proseguire l’assistenza.
La gestione dell’assistenza ricade così quasi interamente sui familiari, che cercano di conciliare lavoro, impegni personali e necessità della persona invalida. La lettrice sottolinea che tutto viene fatto con affetto, ma anche che il carico è diventato molto pesante. La famiglia si definisce esausta dopo mesi di presenza costante e di organizzazione quotidiana.
La richiesta di un sostegno concreto
A rendere la situazione ancora più difficile ci sono le condizioni di salute della stessa caregiver, che dichiara di avere un’invalidità del 75% e patologie croniche dolorose, tra cui fibromialgia, artrite psoriasica e NPF. La sua testimonianza mette quindi in evidenza la fragilità di chi presta assistenza e rischia a sua volta di non riuscire a sostenere nel tempo un impegno così gravoso.
La richiesta rivolta a chi governa e amministra non viene presentata come una polemica, ma come una domanda di aiuto. L’indennità di accompagnamento viene descritta come indispensabile, ma non sufficiente a coprire l’assenza di servizi. Per la famiglia servirebbe un supporto domiciliare reale, capace di alleggerire il carico quotidiano e di consentire alle persone con disabilità di restare a casa senza lasciare i parenti soli nella gestione dell’assistenza.
Il racconto richiama infine una condizione condivisa, secondo la lettrice, da molte altre famiglie: l’affetto e la disponibilità dei congiunti restano fondamentali, ma non possono sostituire gli interventi necessari per garantire continuità di cura. Senza un sostegno organizzato, il rischio indicato è che il peso dell’assistenza finisca per compromettere anche la salute di chi se ne occupa.