Bilancio territoriale

ViVa 2026, a Sondrio il vino racconta la Valtellina

Circa 3.000 presenze tra degustazioni, musica e confronto scientifico sul Nebbiolo delle Alpi.

ViVa 2026, a Sondrio il vino racconta la Valtellina

Si è conclusa a Sondrio la seconda edizione di ViVa, Vini Valtellina, manifestazione dedicata alla viticoltura valtellinese. L’iniziativa, chiusa il 17 settembre 2026, ha riunito produttori, appassionati, operatori del settore e stampa specializzata con un programma articolato tra degustazioni, appuntamenti gastronomici, musica, approfondimenti tecnici e occasioni per conoscere il territorio. Gli organizzatori hanno registrato circa 3.000 presenze, con una partecipazione significativa anche dall’estero.

Il vino tra paesaggio e turismo

Al centro dell’edizione c’è stato il ruolo del vino non soltanto come prodotto agricolo, ma anche come elemento legato alla promozione e alla tutela della Valtellina. La viticoltura, sviluppata sui terrazzamenti alpini della provincia di Sondrio, è stata presentata come un presidio del territorio e come uno strumento capace di collegare paesaggio, cultura ed enogastronomia.

La manifestazione ha affiancato agli appuntamenti produttivi e culturali momenti di intrattenimento rivolti anche a un pubblico più giovane. Venerdì 11 settembre, in piazza Garibaldi, l’edizione è stata inaugurata dal DJ set di Ema Stokholma, con il primo ViVa Opening Party. La musica è tornata protagonista nella serata di sabato con le esibizioni live e i DJ set di SpN, Falsxxi, Teo e le Veline Grasse.

Un altro momento centrale è stata la cena organizzata nella piazza principale di Sondrio, alla quale hanno partecipato circa 250 persone tra addetti ai lavori, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni e produttori. La serata, curata dallo chef Cesare Battisti del ristorante Ratanà, ha proposto un abbinamento tra i vini valtellinesi e la tradizione gastronomica lombarda, con particolare attenzione alla versatilità del Nebbiolo.

Il confronto sulla Chiavennasca

La parte tecnica dell’iniziativa si è concentrata sul convegno dedicato alla Chiavennasca, il Nebbiolo delle Alpi, e alla lettura della vendemmia 2024. Il confronto ha affrontato il rapporto tra storia della viticoltura, cambiamenti climatici e ricerca, con un’attenzione specifica alle difficoltà e alle prospettive della viticoltura di montagna.

Il professor Attilio Scienza ha ripercorso la storia della Chiavennasca, citando riferimenti documentari risalenti al 1250 e la ricchezza genetica dei biotipi presenti in Valtellina. In questo contesto è stato approfondito il tema dei vigneti policlonali, composti da cloni complementari e considerati una possibile risorsa per preservare la biodiversità, aumentare la resilienza alle variazioni climatiche e ottenere vini più complessi.

Gabriele Cola, agrometeorologo dell’Università degli Studi di Milano, ha descritto il 2024 come un’annata caratterizzata da precipitazioni eccezionalmente abbondanti, accompagnate tuttavia da temperature elevate. Mattia Dell’Orto, responsabile Ricerca e Sviluppo del Consorzio, ha quindi illustrato l’analisi sensoriale del Valtellina Superiore 2024, evidenziando l’equilibrio tra maturazione fenolica, freschezza, tannini fini e finale sapido.

L’edizione è stata realizzata in partnership con la Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina e la Fondazione Provinea, con il sostegno del Comune di Sondrio. Per gli enti coinvolti, la viticoltura rappresenta un settore capace di intrecciare economia, cultura e paesaggio, contribuendo anche alla crescita del turismo enogastronomico. Il Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina, fondato nel 1976, rappresenta le denominazioni DOCG Valtellina Superiore e Sforzato di Valtellina, il Rosso di Valtellina DOC e l’Alpi Retiche IGT.